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BIOGRAPHY

DARIO TAGLIABUE

DARIO TAGLIABUE

PHOTOGRAPHER

Alcuni mi hanno chiesto il significato del nickname che porto sul gilet, per loro e per i pochi interessati che avranno curiosità di saperlo, ecco qui dove tutto ebbe origine. La vicenda risale alla lontana estate del 1975, quando quindicenne, fui spedito in Inghilterra per una vacanza-studio, ospite di una famiglia locale Mr e Mrs Rowe. Hastings, bella cittadina tipicamente inglese, già storicamente famosa per una epica battaglia tra sassoni e normanni già’ prometteva sorprese. La casa, anch’essa di tipico stampo provinciale inglese era situata in una zona leggermente periferica rispetto al centro della cittadina, per cui tutti i giorni mi trovavo a dover fare un lungo trasferimento per raggiungere la scuola alla quale ero stato iscritto per frequentare i corsi di lingua. Non ero solo in casa, dividevo la stanza con due ragazzi tedeschi, Andrew e Michael i quali, più che ospiti sembravano i figli adottivi e preferiti dell’ormai attempata Mrs. Rowe. Oltre ad essere entrambi quasi maggiorenni, i due fin da subito, mi presero di mira, con piccoli dispetti e prese in giro guarda caso perché italiano. Nella stanza che condividevamo, anche il mio letto, quello rimasto dall’”occupazione tedesca”, era ‘casualmente’ il più sgangherato e posizionato nell’angolo buio. Così, giorno dopo giorno, quasi ogni sera prima di dormire, mi trovavo a subire tutte le possibili angherie e non troppo simulati pestaggi dai due nazisti che se la godevano a grasse risate. Appena potevo, me ne uscivo di casa, anche con una scusa qualsiasi, ogni ora lontano dai due era tutta salute guadagnata. In fondo alla via, in una specie di passaggio obbligato, che si doveva percorrere per raggiungere la strada che portava verso la zona centrale con i negozi, stazionavano un gruppo di “bikers” dall’aria decisamente minacciosa, giubbotti di pelle, teste rasate, catene, tatoos e tanta tantissima birra. Tutte le volte che mi trovavo a passare di lì, assumevo l’atteggiamento del timoroso indifferente, in fondo si trattava di arrivare all’angolo e poi sarei stato salvo. Feci tappa come solito al “bingo” dove quel giorno benedetto vinsi in modo incredibile diverse sterline. Adoravo passare il tempo in un negozietto di dischi polveroso, ma pieno di cose bellissime, tra cui uno stupendo cartonato dimensione reale di Rod Stewart che promozionava il suo ultimo album “Atlantic Crossing”. Fu così, che quel giorno per me divenuto storico, uscii dal negozio con in mano due album (si chiamavano anche LP), quello di Stewart, ma soprattutto quello del mio idolo, l’artista che ho amato da sempre e che porto nel cuore, Mr. Reginald Kenneth Dwight, più noto a tutti come Elton John che aveva appena pubblicato il suo “Captain Fantastic & the Brown Dirt Cowboy”. Investii tutta la vincita nell’acquisto dei due album, ed in quella che si rivelerà l’idea vincente dell’estate ’75, ovvero due stecche di Lucky Strike. Fu proprio quella sera, che incamminandomi verso casa, presi coraggio ed appena svoltato l’angolo, invece di svicolare a casa mi diressi verso il solito gruppo truce di bikers, puntando quello che a mio parere sembrava il più cattivo, ma soprattutto il leader del gruppo offrendogli in regalo le due stecche di sigarette. Nel mio disastroso inglese stile “fumo di Londra”, sparai probabilmente una serie infinita di cazzate, ma da buon italiano riuscii a farmi capire bene tra parole e gesti, suscitando simpatia nei muscolosi e tatuatissimi energumeni, che ascoltarono con curiosità la mia storia di angherie subite dal duo “Uber Alles”. Beh, per farla breve, la sera al rientro credo che i due crucchi se la passarono molto, molto male. Da quel giorno divenni per loro assolutamente “intoccabile” con mia totale soddisfazione e felicità per essermela cavata da solo forse per la prima volta. Per i miei nuovi amici “bikers”, memori anche di ciò che portavo sotto il braccio, il piccolo italiano venne battezzato “Captain Fantastic”. Questo è il motivo del nickname che ancora uso e del quale vado estremamente fiero, con buona pace dei due stronzi …….

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